domenica 10 giugno 2007

A new road?

I Sonata Arctica sono stati la più importante band Power Metal degli ultimi anni. Sono stati, appunto.
Unia, nuovo (capo?)lavoro dei finnici, si discosta del tutto dai precedenti (capo!)lavori: non ha quasi nulla a che vedere con Ecliptica, Silence, Winterheart's Guild e Reckoning Night. Certo, potete trovarci qualche accenno, qualche riff vi sembrerà simile, ma ciò è normale.
Il disco si apre con la aggressiva In Black And White: tanto aggressiva che vi chiederete chi sia questo gruppo. Mai avevano scritto canzoni come queste (ok, forse Wolf And Raven...), che comunque si discostano dal Power. La chitarra è tagliente, la voce poco pulita, la batteria incalzante: molto epica, colpisce l'ascoltatore e lo incuriosisce.
La canzone seguente parte molto bene: scelta come singolo, Paid In Full si rivela buona nell'intro e per la prima parte della canzone, un po' facile. Il ritornello è trascinante, rimane in testa. Poi, dopo un minuto e cinquanta parte un intermezzo che funziona poco, che vuole conferire un'aria mistica al brano. L'assolo è anonimo e banale, puro esercizio di stile, inutile. Poi diventa zuccherosa, e si ritorna alla melodia iniziale. Ma il brano è irrimediabilmente rovinato.
Bella For The Sake Of Revenge: vari cambi di ritmo, riscatta l'album dopo Paid In Full e crea un'atmosfera che flirta un po' con il vecchio stile Sonata Arctica, imbevuto però di distorsioni elettroniche.
It Won't Fade ha sonorità quasi operistiche, che il vostro amico che ascolta Eros Ramazzotti giudicherebbe pacchiane e esagerate. Ma se acquistate dischi Metal, dovreste esserci abituati.
La vera sorpresa: Under Your Tree! Preludio a una serie di bellissime canzoni, questo è un ottimo lento, da ballare abbracciati alla propria ragazza. E chi se ne importa se poi arrivano le chitarre, l'atmosfera ballabile non si perde, è palpabile per tutto il brano. Se siete romantici la adorerete, se siete "Metallo Puro" la odierete. Ma forse fareste meglio a non ascoltare i Sonata Arctica.
Caleb, bellissimo intro, si mantiene qualitativamente eccezionale per tutta la sua durata: Kakko in formissima, bel testo, ottime sonorità. Uno degli episodi migliori del disco. Forse un po' troppo lunga, rischia di annoiare l'ascoltatore meno pazienza.
The Vice trasuda malvagità da tutti i pori: è la "The End Of This Chapter" di Unia. Con un testo che parla di un super cattivone, con sonorità cupe e oscure. Ben riuscita, a un certo momento vi ricorderanno i Dimmu Borgir.
La mia preferita del disco: My Dream's But A Drop Of Fuel For A Nightmare: un attacco Jethro Tull, nel ritornello sentirete quasi il flauto di Ian Anderson (non c'è, non eccitatevi). L'atmosfera è barocca.
The Harvest è heavy/power, proprio come ve lo aspettereste.
To Create A Warlike Feel è la bonus track inclusa nella Special Edition. Anche qui, power.
The Worlds Forgotten, The Worlds Forbidden: bella canzone, breve, concisa, forse leggermente anonima: un'intro luciferino, poi si sente il tocco dei Sonata Arctica. Non male, spezza un po' il disco: utile.
Una voce che recita: cry for help! apre Fly With The Black Swan. Bell'esperimento, cupa, la chitarra incalza, la sonorità continua col prog, il lavoro di tastiera è massiccio. Bella, bella!
Chiude l'album Good Enough Is Good Enough, una bella sonata di pianoforte con un'ottima prestazione di Tony Kakko.

In conclusione: grande disco, in una parola diverso.
Straconsigliato, ma comprarlo significa andare incontro a errori imperdonabili nel packaging: un testo troncato a metà, Windows Media Player che ha tutti i titoli sbagliati....Male, male...